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Open Original Text

ll dead. Then our Lord, passing by once more,
pointed out to His disciples the three dead bodies.

The other version is from the edition of 1572, entitled Libro di Novelle,
et di bel Parlar Gentile; where it is Nov. lxxxii. This is much more like
Chaucer's story, and is occasionally quoted in the Notes as the 'Italian
text.' Dr. Furnivall's analysis of the story is as follows:--

'A hermit lying down in a cave, sees there much gold. At once he runs away,
and meets three robbers. They see no one chasing the hermit, and ask him
what he is running away from. "Death, which is chasing me." "Where is he?
shew him us." "Come with me, and I will." The hermit takes them to the
cave, and shews them Death--the gold. They laugh at him, and make great
joy, and say, "The hermit is a fool." Then the three robbers consult as to
what they shall do. The second proposes that one shall go to the town, buy
bread and wine and all things needful; but the crafty Devil puts into the
heart of the robber who goes to the town, that he shall feed himself,
poison his mates, and then have all the treasure, and be the richest man in
that country. Meantime, the other robbers plot to murder their mate as soon
as he comes back with the bread and wine, and then share the treasure.
Their mate returns from the city, and they murder him at once. Then they
eat the food he has brought, and both fall dead. Thus doth our Lord God
requite traitors. The robbers found death. The wise man fled, and left the
gold free.'

As the original is not long, I here reprint it, for the reader's
convenience:--

'Qui conta d'uno Romito che andando per un luogo foresto trouo molto grande
Tesoro.

'Andando vn giorno vn Romito per vn luogo foresto: si trouò vna grandissima
grotta, laquale era molo celata, et ritirandosi verso là per riposarsi,
pero che era assai affaticato; come e' giunse alla grotta si la vide in
certo luogo molto tralucere, impercio che vi hauea molto oro: e si tosto
come il conobbe, incontanente si partio, et comincio a correre per lo
deserto, quanto e' ne potea andare. Correndo cosi questo Romito s'intoppo
in tre grandi scherani, liquali stauano in quella foresta per rubare chi
unque vi passaua. Ne gia mai si erano accorti, che questo oro vi fosse. Hor
vedendo costoro, che nascosti si stauano, fuggir cosi questo huomo, non
hauendo persona dietro che 'l cacciasse, alquanto hebbero temenza, ma pur
se li pararono dinanzi per sapere perche fuggíua, che di cio molto sí
marauígliauano. Ed elli rispose et disse: "Fratelli miei, io fuggo la
morte, che mi vien dietro cacciando mi." Que' non vedendo ne huomo, ne
bestia, che il cacciasse, dissero: "Mostraci chi ti caccia: et menaci cola
one ella è." Allhora il Romito disse loro, "venite meco, et mostrerollaui,"
pregandoli tutta via che non andassero ad essa, impercio che elli per se la
fuggia. Ed eglino volendola trouare, per vedere come fosse fatta, nol
domandouano di altro. Il Romito vedendo che non potea piu, et hauendo paura
di loro, gli condusse alla grotta, onde egli s'era partito, e disse loro,
"Qui è la morte, che mi cacciaua," et mostra loro l'oro che u' era, ed
eglino il conobbero incontanente, et molto si cominciarano a rallegrare, et
a fare insieme grande sollazzo. Allhora accommiatarono questo buono huomo;
et egli sen'ando per i fatti suoi: et quelli cominciarono a dire tra loro,
come elli era semplice persona. Rimasero questi scherani tutti e tre
insieme, a guardare questo hauere, e incominciarono a ragionare quello che
voleano fare. L'uno rispuose et disse: "A me pare, da che Dio ci ha dato
cosi alta ventura, che noi non ci partiamo di qui, insino a tanto che noi
non ne portiamo tutto questo hauere." Et l'altro disse: "non facciamo cosi;
l' vno di noi ne tolga alquanto, et vada alla cittade et vendalo, et rechi
del pane et del vino, et di quello che ci bisogna, e di cio s'ingegni il
meglio che puote: faccia egli, pur com' elli ci fornisca." A questo
s'accordarono tutti e tre insieme. Il Demonio ch'è ingegnoso, e reo
d'ordinare di fare quanto male e puote, mise in cuori a costui che andaua
alla citta per lo fornimento, "da ch'io sarò nella cittade" (dicea fra se
medesimo) "io voglio mangiare et bere quanto mi bisogna, et poi fornirmi di
certe cose delle quali io ho mestiere hora al presente: et poi auuelenero
quello che io porto a miei compagni: si che, da ch elli saranno morti
amendue, si saro io poi Signore di tutto quello hauere, et secondo che mi
pare egli è tanto, che io saio poi il piu ricco huomo di tutto questo paese
da parte d'hauere:" et come li venne in pensiero, cosi fece. Prese viuanda
per se quanta gli bisogno, et poi tutta l'altra auuelenoe, e cosi la porto
a que suoi compagni. Intanto ch'ando alla cittade secondo che detto hauemo:
se elli pensoe et ordinoe male per uccidere li suoi compagni, accio che
ogni cosa li rimanesse: quelli pensaro di lui non meglio ch'elli di loro,
et dissero tra loro: "Si tosto come questo nostro compagno tornera col pane
et col vino, et con l'altre cose che ci bisognano, si l'uccideremo, et poi
mangeremo quanto uorremo, e sara poi tra noi due tutto questo grande
hauere. Et come meno parti ne saremo, tanto n'haueremo maggior parte
ciascuno di noi." Hor viene quelli, che era ito alla cittade a comperare le
cose che bisognaua loro. Tornato a suoi compagni incontanente che 'l
videro, gli furono addosso con le lancie et con le coltella, et l'uccisero.
Da che l'hebbero morto, mangiarono di quello che egli hauea recato: et si
tosto come furono satolli, amendue caddero morti: et cosi morirono tutti e
tre: che l' vno vccise l'altro si come vdito hauete, et non hebbe l'hauere:
et cosi paga Domenedio li traditori, che egli andarono caendo la morte, et
in questo modo la trouarono, et si come ellino n'erano degni. Et il saggio
sauiamente la fuggio, e l'oro rimase libero come di prima.'

Dr. Furnivall has also reprinted Novella xlii. from the Novellae of
Morlinus, ed. Naples, 1520 (reprinted at Paris in 1799); corrected by the
Paris edition of Morlinus' Works, 1855. The story is very brief, being as
follows:--

'De illis qui, in Tiberi reperto thesauro, ad inuicem conspirantes, ueneno
et ferro periere.

'Magus magico susurro in Tiberi delitere thesaurum, quadam in cauea
spirituum reuelatione cognouit: quo reperto, cum magnum siclorum cumulum
aspiceret, communi uoto pars sociorum proximum oppidum seu castellum,
epulas aliasque res comparaturi, accedunt: ceteri uero copiosum interea
ignem instruunt, thesaurumque custodiunt. Dumque in castellum conuenissent,
radice malorum cupiditate affecti, ut consocios thesauri parte priuarent,
diro ueneno illos interimere statuerunt: cum dicto, in caupona epulantes,
ebrii ac uino sepulti, aliquatenus moram fecere. In Tiberi expectantes
atque esurientes, consocios de mora incussabant: Iouemque adiurauerunt,
repedantes ex oppido atque castello et uita et thesauri parte priuare.
Sicque ad inuicem conspirantes, non multo post adueniunt ex pago illi,
uinarios utres, pullos, pisces, aliaq

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